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Journal · Allenamento

Quante volte a settimana giocare a tennis?

La frequenza giusta dipende dall'obiettivo e dalla fase del percorso. All'inizio conta soprattutto dare continuità alle lezioni; nei percorsi giovanili si coordinano tennis e preparazione fisica, mentre per adulti e agonisti il ritmo cambia. Più sedute non garantiscono automaticamente più progressi: non esiste una frequenza universale.

di Alessandro Borlandelli, Fondatore e presidente 4 min di lettura

Una volta, due volte o tutti i giorni? La domanda sembra riguardare il tempo disponibile, ma in realtà parla dell’obiettivo. Chi vuole iniziare a scambiare, chi sta costruendo un percorso giovanile e chi prepara le competizioni non ha bisogno dello stesso calendario.

Il numero delle sedute aiuta soltanto quando ogni appuntamento ha una funzione e quando il ritmo può essere mantenuto nel tempo.

Una volta a settimana può bastare per iniziare?

Un appuntamento regolare può essere un punto di partenza per conoscere il gioco, ricevere le prime correzioni e capire se il tennis piace davvero. La parola decisiva è regolare: una lezione ogni settimana permette di ritrovare lo stesso filo, mentre incontri molto distanti costringono spesso a ricominciare.

Una volta non trasforma automaticamente il percorso in lento. Se l’ora è ben organizzata, il gruppo è piccolo e l’allievo resta attivo, può produrre più apprendimento di un calendario fitto ma dispersivo.

Quando l’obiettivo cresce, una sola occasione può però lasciare poco spazio per consolidare ciò che è stato corretto. È lì che un secondo appuntamento acquista senso: non per raddoppiare un numero, ma per tornare sullo stesso gesto prima che venga dimenticato.

Perché nei percorsi giovanili gli appuntamenti aumentano?

Con i bambini non si costruisce soltanto il colpo. Servono coordinazione, capacità di muoversi nello spazio, equilibrio e abitudine a leggere la traiettoria. Tennis e preparazione fisica fanno quindi parte dello stesso percorso.

Nel piano formativo per l’avviamento giovanile il minitennis prevede due o tre appuntamenti alla settimana, coordinando ore di tennis e preparazione fisica. È un riferimento per quella fase specifica, non una prescrizione da applicare automaticamente a ogni età e livello.

La frequenza cresce perché crescono le cose da imparare, non perché un bambino debba accumulare ore senza uno scopo.

Lezione, pratica e partita sono la stessa cosa?

No. Una lezione serve a ricevere un compito e una correzione. Una sessione di pratica serve a ripetere quel compito con minore guida. Una partita aggiunge punteggio, decisioni e pressione.

Tre ore tutte uguali non hanno necessariamente il valore di tre esperienze diverse. Un percorso equilibrato può alternare:

  • una lezione in cui il maestro introduce o corregge;
  • una pratica in cui l’allievo prova a rendere stabile il gesto;
  • una partita in cui deve scegliere quando usarlo.

Per questo chiedere soltanto «quante volte?» non basta. Bisogna chiedere anche «che cosa farò ogni volta?».

Cosa cambia per un adulto principiante?

Un adulto deve trovare un ritmo compatibile con lavoro, famiglia e recupero delle energie. Un programma teoricamente perfetto ma impossibile da mantenere dura poche settimane; un appuntamento stabile può diventare la base su cui aggiungere pratica e partite.

All’inizio è utile non lasciare passare troppo tempo tra una correzione e il tentativo successivo. Questo non obbliga tutti a scegliere la stessa frequenza: significa costruire una continuità realistica e aumentarla quando l’obiettivo lo richiede.

Anche il tipo di lezione conta. In un gruppo da massimo quattro allievi il maestro può osservare più spesso ogni persona e dare un compito riconoscibile per la volta successiva.

Quando ha senso aumentare la frequenza?

Aggiungere una seduta è utile quando quella già presente non basta più a sviluppare tutte le parti del percorso. Succede, per esempio, quando l’allievo vuole:

  • rendere più stabile un colpo appena introdotto;
  • giocare partite con maggiore regolarità;
  • affiancare preparazione fisica e lavoro tecnico;
  • entrare in un percorso pre-agonistico o agonistico;
  • preparare tornei e competizioni.

La nuova seduta deve avere un compito. Se ripete senza attenzione la precedente, aumenta il tempo in campo ma non necessariamente la qualità.

Come funziona nei corsi di Bolzano?

Nel corso invernale 2026/27 di Bolzano la frequenza può andare da una a cinque volte alla settimana, in base a categoria, livello e disponibilità. La preparazione atletica è inclusa nel percorso annuale.

Questa flessibilità serve a costruire gruppi e carichi diversi per bambini, ragazzi, adulti e agonisti. Non significa che cinque volte siano la scelta migliore per chiunque: la frequenza viene letta insieme all’obiettivo.

Come scelgo il ritmo da cui partire?

Prima di contare le sedute, conviene rispondere a quattro domande:

  1. Voglio iniziare, migliorare un colpo, giocare partite o competere?
  2. Riesco a mantenere questo calendario per diversi mesi?
  3. Le sedute hanno funzioni differenti oppure ripetono lo stesso lavoro?
  4. Ho abbastanza occasioni per applicare la correzione ricevuta?

Se stai ancora cercando di capire quale sia il primo traguardo, nella guida su quante lezioni servono per imparare a giocare a tennis distinguiamo l’ingresso nel gioco dalla piena autonomia.

La frequenza migliore non è quella che riempie più caselle. È quella che permette di tornare in campo con un compito chiaro e di riconoscere, settimana dopo settimana, ciò che sta diventando più stabile.

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